Mi dipingo la faccia di un rosso vergogna
la menzogna che magistralmente hai saputo celare
e mai menzionare
piango segretamente le mie debolezze
mio malgrado, hai umiliato con malevolenza la mia buona fede
vorrei cadere, vorrei vibrarmi
e lasciare al destino la scelta
decisione che allevia la pena
vorrei cadere oltre il confine
perdere il lume della ragione
e lentamente lasciarmi sedurre
riesco ancora a stupirmi tanta è l’ingenuità
è incredibile come sia riuscito a prenderti gioco
di me, di me – i miei complimenti
i miei complimenti
Ho riscoperto con piacere Marina Rei in una delle più belle canzoni che fu mai scritta (secondo me).
Il casus belli è oltremodo triste: la fine di una relazione, che chiameremo amicizia, visto che ogni volta che ha provato a travalicare detti confini essa è miseramente fallita.
Volendo dare a tutto questo limiti temporali, assumerei il periodo 4/06/2006 – 12/11/2009, quasi tre anni e mezzo in cui un sottile quanto resistente cordone ombelicale ha tenuto legati me e G.
Dalle 18.50 di giovedì sera tutto questo non c’è più: ora, al di là del fatto che fra di noi, da un punto di vista fisico, non c’è mai stato nulla (nemmeno quando io avrei, apertis verbis, voluto), la cosa mi ha creato un grande vuoto. Per me G. è stata molte cose (in questi anni avari, l’oro nelle mani, tu sarai, per me – Pausini, Un fatto ovvio): un’amica, come già detto, una sperata morosa e una sperata amante a più riprese, non ultimo una persona sincera con cui poter parlare di tutto, proprio io che non parlo mai di me.
Comunque, questo era il momento giusto per rompere, per me è un periodo di cambiamento e per lei pure, io vorrei delle cose e lei delle altre: ognuno andrà per la sua strada ed io, lo giuro sulla tomba di mio zio morto la settimana scorsa, non la cercherò mai più. Tra noi c’era un equivoco di fondo e, venuti i nodi al pettine, è andata come diversamente non poteva andare…
La lista dei miei amici veri si riduce ora a due unità, M. ed S. in rigoroso ordine alfabetico, purtroppo più spesso all’estero che dalle mie parti, più il buon G., che pure mi cerca assiduamente per propormi cose che, a tutt’oggi, mi interessano il giusto.
Diventare grandi significa fare delle scelte, avere meno tempo vuol dire non riuscire a coltivare i rapporti interpersonali: è questo che volevo io dalla vita? Domattina mi piacerebbe svegliarmi sul molo di Trieste, col vento in poppa pronto a salpare verso porti del sud fra onde piene di schiuma…
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