ANCHE PER TE, LAURA
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
Lo vesti e lo accompagni a scuola e tu al lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto
Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto
Anche per te – vorrei morire ed io morir non so
Anche per te – darei qualcosa che non ho
E così e così e così – io resto qui
A darle i miei pensieri – a darle quel che ieri
Avrei affidato al vento – cercando di raggiungere chi
Al vento avrebbe detto sì
Laura aspetta un figlio per Natale
E tutto il resto adesso può aspettare
Perché Laura adesso deve – solamente riposare
E forse – smetterà anche di fumare
Laura aspetta un figlio per Natale
Ed è sicura che ci sarà neve
Da quelle parti sai – non è che ci sia sempre il sole
Però – non è che neanche tutti i giorni piove
Laura aspetta un figlio per errore
Però lei dice che si chiama amore
In fin dei conti sai – lo sai la gente cosa vuole
In fondo – vuole il Natale con la neve, eeeeeh
Ciao amici, un simpatico virus gastrointestinale mi tiene incollato al letto (più al cesso in verità) dandomi però la possibilità di scrivere qualcosa. Nella mia instancabile opera di download ho ripescato l’immortale Lucio Battisti e, fra tutti i suoi successi, mi ha colpito “anche per te” di cui sopra, dove canta di tre donne (una suora, una prostituta ed una mamma-single) con grande poesia.
Subito mi è venuto il parallelismo con una canzone fra le mie preferite di Vasco, “Laura aspetta un figlio per Natale”, ed ho deciso di scriverci su.
La differenza tra lo stare bene e lo stare male si può anche misurare, secondo me, dall’attenzione che riesci a porre ai problemi degli altri. Quando stai male tu, ti chiudi in te stesso e l’unica cosa che vuoi ed a cui pensi, è come uscirne fuori. Io di mio sono un tipo strano, cioè non me ne frega assolutamente un cazzo di quel che fa la gente, ma cerco di dare una mano, o quanto meno di non defilarmi, se qualcuno ha un problema, piccolo o grande che sia. Ora che sono uscito, speriamo definitivamente, dal mio tunnel, cerco di allargare il mio orizzonte.
Di madri-single ne conosco varie, a partire dalla cara F. passando per tante clienti che vengono in studio e, dopo la separazione, si trovano a crescere, praticamente da sole, i figli che gli ex-mariti gli lasciano in affidamento. Per tacere di quante hanno avuto figli senza manco sposarsi, con ulteriore carenza di tutela legislativa per la prole. Ma il mio non vuole essere un intervento da giurista, sebbene le mie quotazioni in materia stiano risalendo (e ci voleva poco, ripartendo da zero). Vorrei solo evidenziare la fatica, lo scanto che queste donne fanno per amore. Tralasciando quante si ritrovino con figli più o meno grandi in seguito a matrimoni andati in cenere, come pure la nuova stirpe di madri-single per scelta, che cioè hanno trovato un compagno ad-hoc usa e getta (in carne ed ossa od un banale donatore di sperma), focalizzerei su quante, all’interno di un rapporto di coppia, si ritrovino incinte e, al comunicare la buona novella al futuro papà, si sentano rispondere grugniti, maledizioni e insulti assortiti. O addirittura un bel nulla, perché sembra una cosa buona e giusta per il futuro padre, preso atto che la compagna intende portare comunque a termine la gravidanza, scomparire dalla scena. Ora, si fa presto a criticare dall’esterno la decisione di tenere un figlio pur sapendo che il padre sarà assente. Magari in queste madri c’è la speranza che comunque, presto o tardi, il padre tornerà ad avere un ruolo per il bambino, all’interno della coppia, che magicamente si ricomporrà, oppure semplicemente da fuori, magari nel surreale scenario di una famiglia allargata.
E’ difficile per me, uomo non gay, capire il bisogno di maternità che nasce nella donna ad un certo momento della sua vita, tale per cui diventare madre rappresenta una cosa necessaria in sé, magari anche al di là dello stesso bene del proprio bambino. Per me un bimbo ha diritto alla bi-genotorialità, sempre per usare termini legali: diversamente avremo un semi-orfano, e non solo di padre, ma di tutta la di lui famiglia (nonni paterni, zii, etc). Difficile pensare che un eventuale, nuovo compagno, potrà rappresentare tutto quello che è un padre per il proprio figlio.
Ma, come dicevo poc’anzi, qui non parliamo di donne che hanno avuto la possibilità di scegliere, di prefigurarsi vari scenari e decidere a bocce ferme: noi si parla di donne, spesso ragazze in verità, che si trovano tra capo e collo una gravidanza che il compagno rifiuta. E nella scelta, spesso travagliatissima, di andare sino in fondo c’è pure quella di sobbarcarsi, per tutta la vita, la crescita, l’istruzione ed il mantenimento di un bambino.
Chi sono io per giudicare – who am I to judge – di questo? Qua voglio solo mandare un grande abbraccio a tutte coloro che, per qualsiasi circostanza, hanno rinunciato alla propria libertà per qualcosa di più grande: il loro bambino.
Chiusura d’obbligo per Marco Borriello: come il sottoscritto ben sa, non è facile lasciarsi alle spalle una relazione con una bella ragazza, che tra l’altro continui a vedere dappertutto (figuriamoci se è proprio Belen Rodriguez). Beh, ieri sera il bomber rossonero è tornato al campo, ed al gol, dopo un calvario di 13 mesi. L’importante era tirare una riga col passato e ripartire: vai Marco, ora è tutta discesa!