Crea sito

« Older Home
Loading Newer »

Perchè la geografia non muoia

Murmansk. Quanti di voi sanno dove si trova questa città? Oppure Quito, o Città ho chi min.
Stanno in Russia, Ecuador e Vietnam, rispettivamente. E io ci sono stato, come pure a Samarcanda, nel deserto di Atacama e nella baia di Baffin…
Sì, sono andato un po’ in tutt’il mondo: da bambino prima di addormentarmi aprivo il Calendarietto De Agostini, che ogni anno la Befana mi portava assieme al carbone, ed ogni pagina era un sogno di viaggio. Certo, le mie basi erano elementari, appunto, però io a scuola la geografia l’ho studiata davvero: ancora oggi so tutte le province delle Regioni italiane, e cerco di aggiornarmi quando ne vengono istituite delle nuove (tipo il Medio Campidano in Sardegna); così, se mi sfreccia davanti una macchina targata VV, posso pensare a questo Tarone che si è preso su da Vibo Valentia per venire a delinquere in Emilia. Mica come adesso che si fanno teorie e discorsi generali, noi si andava di Ma-Con-Gran-Pena-Le-butta-Giù (alpi marittime, cozie, graie, lepontine, retiche, giulie…)
Ecco, in spregio alla solita boutade della Gelmini, che vuole ulteriormente ridurne le ore insegnate, io credo che la geografia sia una delle basi culturali che una persona deve possedere. O viceversa, non è possibile che uno abbia letto la trilogia di Stieg Larsson e magari manco sappia dov’è la Svezia e la sua capitale. Mi offrirei volontario per dare lezioni, non tanto per condividere le nozioni che comunque possiedo (qualsiasi ragazzo over 6 potrebbe andare sul www e colmare le proprie lacune), ma per stimolare l’interesse a questa bistrattata materia: è possibile che il taglio delle ore di religione sollevi il can-can, con mobilitazioni nelle alte (o Altissime) sfere, ma per la geografia non alzi un dito nessuno? Possibile che la gente vaghi alla cieca senza il proprio navigatore satellitare? Nemmeno la nostra provincia conosciamo più, ma tutti sanno che Malè è la capitale delle Maldive: turisti, ma non viaggiatori… Puah!
Forse è anche per questo che il mio fumetto preferito è Corto Maltese: Pratt traccia i peripli immaginari del bel marinaretto con dettagliata precisione, riferimenti storico-geografici tutti da andare ad approfondire in separata sede. Oh, io partirei domattina per andare a liberare Rasputin a Samarcanda (ridere ridere ridere ancora – ora la guerra paura non fa, Vecchioni doc), e di certo non mi perderei tra Turkmenistan e Uzbekistan…

ANGOLO CINEMA’

Ieri sera si è visto Il Riccio all’EuropaCinema. Onestamente, sarà perché io ero tra i pochi in sala a non aver letto il libro, caso letterario della scorsa stagione, ma a me il film è piaciuto. Probabilmente è vero che “nella trasposizione cinematografica si è perso tutto il travaglio interiore di Renèe” (F. docet), ma l’attrice è perfetta, anche fisicamente, per interpretare un animaletto insospettabilmente elegante come il riccio (vi siete mai soffermati sulle sue piccole e veloci zampette?); Ben riuscito è il personaggio dello spasimante, ricco ed eccentrico giapponese, mentre trovo financo splendida la piccola Paloma. Il film vive su questo, l’intrecciarsi delle vite di loro tre, tuttavia senza happy ending.
Ma voi, l’avete trovato il Buon nascondiglio?

Galaverna!

Mi sono messa la maglietta rossa – quella dell’ultima, dell’ultima volta – quando mi hai detto noi dobbiamo parlare – e tutto il mondo, ha cominciato a tremare
L’amore è una cosa da niente – non è come ti fanno credere – ed io che non riesco a sentire emozioni – ed io che non riesco più a ridere (Senza nuvole, A. Amoroso)

Settimana assolutamente da buttare, amici all’ascolto: costretto a letto da un virus alle vie respiratorie e da relativi 39 di febbre, ho rialzato la testa solo venerdì, tuttavia senza mettere il naso fuori di casa, convinto che il freddo pungente non mi avrebbe giovato.
In effetti io non disprezzo a prescindere le giornate invernali: il sole, quando c’è, sa essere limpido come raramente in estate, e quei pochi arbusti colorati (calicantus, pungitopo, gelsomino d’inverno) mettono una gran allegria. Inoltre amo osservare, magari dal calduccio della finestra del mio studiolo, ciò che accade in cortile: e molto succede!
Innanzitutto, il pettirosso (che, proverbialmente, è presente in ogni casa) si sbatte alla ricerca di cibo. E con lui il merlo, il passerotto (non andare via, senza i tuoi capricci che farò – Baglioni doc), l’upupa. Tra l’altro è facilissimo scorgerli in queste giornate in cui tutto è ammantato di ghiaccio, e le loro livree sgargianti spiccano sul bianco altrettanto intenso. Se poi vogliamo mirare questi volatili ancor più da vicino, basterà sbriciolare un pezzo di pane sul marciapiedi ed attendere, magari seminascosti: la terra è gelata ed i loro becchi adunchi non riescono a forzarla per estrarne lombrichi e cibarie di sorta; Pensate che il pettirosso è così leggero da non piegare il filo d’erba (ghiacciato) sul quale poggia le zampette! E dunque, vinta in breve la propria, naturale diffidenza, essi si avvicinano con lievi balzi alle mie comode molliche: con azione rapida, ognuno afferra il proprio pezzetto di pane e va a mangiarselo qualche metro più in là, al riparo di un albero.
Purtroppo quest’anno lo scoiattolo è migrato, speriamo verso climi migliori: era uno spettacolo vederlo scalare, furtivo, la mia palma, e strapparne i datteri dal loro alveo a forma di cornucopia.

In effetti non è poi stata una settimana da buttare: e quando mi capita più di stare 5 giorni di fila a guardare la mia campagna dalla finestra, senza toccare il volante, una scartoffia o un tasto del pc? La vittoria in serata della Magica sul campo della Zebra (Spalletti è vendicato) ha fortificato questa mia convinzione..

ANGOLO CINEMA’: chiuso x malattia

Sotto i cieli di Rino

Mio fratello è figlio unico – perché è convinto che Chinaglia – non può passare al Frosinone
perché è convinto che nell’amaro benedettino – non sta il segreto della felicità
perché è convinto che anche chi non legge Freud – può vivere cent’anni
perché è convinto che esistono – ancora gli sfruttati – malpagati e frustrati
Mio fratello è figlio unico – sfruttato represso calpestato odiato – e ti amo Mario-o-o-o-oh

Questo post raggruppa sia considerazioni personali che l’invito alla visione di una pellicola – ANGOLO CINEMA’ – anche se ormai possibile solo sulla tv di casa: tra le infinite fiction che Rai propone, solitamente in 2 parti la domenica e il lunedì, molto mi aveva colpito quella su Rino Gaetano, così che me la sono andata a downloadare! La folgorante carriera del cantante calabrese,  dalla poverissima infanzia alla ribalta di Sanremo (terzo con “Gianna”), sino alla prematura scomparsa in seguito a un incidente stradale, ben si prestava ad una trasposizione cinematografica; altrettanto bene ci ho visto Santamaria nel ruolo del protagonista e Chiatti e Smutniak nelle sue donne. Della fiction non dirò altro, casomai avessi solleticato il vostro interesse, mentre del grande repertorio di Rino (considerato che a 31 anni è morto) preferisco ricordare, al di là delle arcinote “E Berta filava” o “Il cielo è sempre più blu”, canzoni di nicchia tipo “Aida”, l’attualissima “Spendi, spandi, effendi” o “Sfiorivano le viole”, cui accenno brevemente qui di seguito:
Il sole che bruciava bruciava bruciava bruciava – e tu crescevi crescevi – crescevi più bella più bella
fiorivi sfiorivano le viole – e il sole batteva su di me – e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo te mentre io oh ye aspettavo te
il marchese La Fayette ritorna dall’America – importando la rivoluzione e un cappello nuovo
mentre io oh ye aspettavo te
ancora penso alle mie donne quelle passate – e le presenti le ricordo appena…

Considerazione a latere: se ripenso a una vita fa, quando all’Isola Verde si aspettava che mettessero su Gianna solo per storpiarne il “la notte la festa è finita, evviva la vita” e manifestare tutto il nostro eccesso di testosterone, mentre oggi sto scrivendo un pezzo semi-impegnato su questo Rino Gaetano, che, riscoperto dalla critica, è pure cliente fisso sul mio ipod, beh…

L’eterna notte senza sogni

Le prime palate di terra sono le più dure. Ognuna un nodo in gola. Non si può dare l’addio a un amico così giovane… In breve, J., il cucciolo di pastore tedesco arrivato da noi i primi giorni di agosto, è morto. Nel giro di 36 ore è passato dal correre al lago con me alla fossa scavatogli da me. “Gastroenterite emorragica”, un virus fulminante e nessuna possibilità di farcela nonostante la mobilitazione di 2 veterinari e una clinica.
Per me non c’è consolazione: io non credo nell’aldilà nemmeno per i cristiani… E neppure nell’aldiquà, in casi come questi. Solo, a distanza di un anno esatto mi trovo a riscrivere la stessa storia, lo stesso senso di impotenza, la stessa grande rabbia: ciao cucciolone, vivrai a lungo nel mio cuore.

Perché non può – essere abitudine – Natale senza te
Chi resta qui – spera l’impossibile – e invece no (Pausini)

Maremma maiala!

Conforme al detto che l’Happyfania tutte le feste si porta via, ieri ho rimesso piede sul suolo padano e stamattina ero operativo in studio… Quest’anno ho cercato di godermi le vacanze, staccando completamente la spina tra mari e monti. Nello specifico il mare è stato il Tirreno, in località San Vincenzo, ideale trampolino per incursioni in territorio Carducciano (Castagneto C. + Bolgheri e relativi cipressi, vedi citaz. finale) ed Etrusco (nella vicina Populonia ed al museo di Piombino), o più serenamente per abbuffate di pesce fresco, magari al rinomato ristorante la Bussola.

Naturalmente Giove pluvio ci ha messo lo zampino, mandando a monte ogni mia velleità all’aria aperta, vuoi di tipo culturale, tipo scavi etruschi, oppure abbronzativi: già, la temperatura raramente inferiore ai 10 gradi avrebbe consentito una piacevole esposizione ai raggi solari… Comunque, paragonato al freezer che avevo lasciato, e che tale e quale, a partire dalla coltre bianca, ho ritrovato, non posso lamentarmi.

Anno nuovo, vita nuova? Per certi versi sì: un nuovo profumo annuncia la mia presenza nella stanza (magari è un po’ forte), un portafoglio morbidissimo ha avvicendato il centenario del mio bisnonno F., alcuni contatti sono scomparsi dalla mia rubrica, 1 nuovo campione la Befana ha portato a Trigoria. Già, sin dal 2 gennaio Luca Toni si allena con la Magica: che sia il “saclone” del Braglia e di parecchi anni or sono o lo splendido bomber del Barbera, ora dir non saprei, ma gli concedo volentieri questi 6 mesi di prova (a gratis)…

Comunque, il 2009 non vorrei mai mandarlo in archivio: è stato l’anno della mia ripartenza. Ora stà a me, e prima ancora al mio fisico, darvi seguito in questo simpatico anno pari!

I cipressi che a Bòlgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar.

Mi riconobbero, e “Ben torni omai”
Bisbigliaron vèr’ me co ‘l capo chino
“Perché non scendi? Perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

(don’t) fill the blank space

Innanzitutto, tanti cari Auguri a voi, miei indefessi lettori.

Prima cosa: oggi è stata una giornata, semplicemente, splendida (seppur) solitaria. Potrei dire il miglior Natale di sempre: la neve dei giorni scorsi è stata cancellata da un temporale (sic!) notturno, e da alcune ore sole e vento di scirocco imperversano; così ne ho approfittato, in sgarbo al dì di festa, per andare in campagna, in maglioncino, a “sciappinare”…
La cosa va abbinata ad un trend positivo, fatto di gratificazioni professionali ed umane: quattro mesi sono ormai trascorsi dal mio ritorno in studio ed un primo mini-bilancio è fattibile. Quando lunedì C.&T. mi hanno convocato nella conference-room, ho avuto una bella sorpresa; immediata, come lo può essere una strenna Natalizia di bigliettoni verdi; e duratura, come la decisione di mettermi a parte degli utili di studio dal 1 Marzo p.v. Capirete che l’aspetto economico, seppur importante, non è nulla in confronto alla scommessa vinta con me stesso. A settembre avevo deciso di mandare giù il magone e provare a riconquistare la fiducia persa (pur) senza mia colpa: bersaglio centrato. Nel 2010, finalmente, non ripartirò da zero…

Segunda cosa: Vigilia di sangue dalle mie parti, autore dell’insano gesto un prete. Attenzione, non ho detto un religioso. Questo Tizio qua, vox populi vox dei, guzzava allegramente ben prima di fottersi la moglie del rimbambito che lo ospitava(?) e che ieri l’altro s’è trovato all’obitorio. Io il pretone l’avevo battezzato già da tempo, da quando una mattina (avevo appena finito l’università) venne a casa nostra per la benedizione pasquale. La porta gliela aprii proprio io, e il sèmo non trovò niente di meglio da dirmi che: ma tu non lavori? Senti da che pulpito viene la predica, pensai ridendogli in faccia! Insomma, un coglione, un casanova e un omicida: carceratelo!

Third thing, nonché title-track: impazza il malcostume di riempire lo spazio bianco (nessun riferimento all’orribile, omonimo film). Se io dico A, non dico A + B sottinteso = C. Chiaro? Questo vizio, prettamente femminile ma non appannaggio esclusivo del gentil sesso, di arrovellarsi sui significati reconditi, tanto delle parole come dei comportamenti, a me dà noia. Ma credo che il miglior antidoto, per non uscirne pazzi, sia non mettersi al livello di chi spacca il capello in 4 per ricondurre tutto a un significato, meglio se rassicurante. A volte, accadono e si fanno cose senza alcuna motivazione: facciamocene una ragione, Lo dico a costo di passare per superficialone. Tanto, alla fine resta quello che si fa, non quello che si pensa (e si è).

ANGOLO CINEMA’

Settimana troppo gelida e concitata per concedermi il grande schermo: ha supplito un pratico dvd, nonché (parte del) regalo di Natale a mia madre. Maria Antonietta, questo è il titolo del film di oggi, è una vivace pellicola in costume, dove Kirsten Dunst – ex spiderman – interpreta la regina austriaca con grande forza e naturalezza. La corte di Francia, già sotto la mia lente d’ingrandimento dai tempi di Lady Oscar, viene ben descritta soprattutto dal punto di vista dei sovrani, troppo giovani per governare un paese in una situazione socio-politica disperata. Due ore ben spese con finale “nobile”. Au revoir

Coriandoli a Natale

Che ti da’ che ti da’
nascondere negli angoli
dire non dire
il gusto di tradire una stagione
sopra il volto tuo
pago il pegno di
volere ancora avere
ammalarmi di te
raccontandoti di me
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?

Finalmente una vera nevicata, che segna simbolicamente la fine dell’annata lavorativa 2009: A good year, volendo citare il film con Russel Crowe che ieri sera ci ha passato il Berlusca (a proposito, auguri di pronta guarigione al nostro giullare di Stato).
Certo, andrò a lavorare fino al 23, ma quel che andava fatto già l’ho fatto: ora posso dedicarmi ai regali di Natale (sempre i soliti, anzi 1 in meno), ma soprattutto all’Albero (imbastito ieri pomeriggio) ed al celeberrimo presepe. Oddio, quest’anno avrò il problema di reperire il muschio ed un cavernoso pezzo di legna (da adibire a grotta della Natività), poichè sepolti sotto la coltre bianca, ma posso io deludere i miei affezionati visitatori? Que no, qualcosa mi inventerò!

ANGOLO CINEMA’

Inauguriamo questa nuova rubrica con una doppia segnalazione:

Assolutamente da non perdere “Dieci Inverni”, romantica quanto verosimile storia d’amore tra Riondino junior e Isabella Ragonese,  diretta magistralmente dall’esordiente Valerio Mieli: l’inseguirsi dei due protagonisti, tra una fredda Venezia ed un’ancor più gelida Mosca, mi ha riportato a sentimenti tardo-adolescenziali mai del tutto sopiti… Da menzionare Vinicio Capossela che, nel cammeo di sé stesso, al pianoforte suona la canzone che apre questo post.

Perdibile, soprattutto per il pubblico femminile non amante del pianeta calcio, “il mio amico Eric”, ultima fatica di Ken Loach, dove la vita del postino Eric, in crisi socio-esistenziale, viene risolta dall’intervento tipo deus-ex-machina del quasi omonimo Erìc Cantona (lui-meme). Proprio l’ex-calciatore del Manchester utd, nella parte di sé stesso, è la cosa più riuscita del film: coi suoi consigli, o meglio colle sue spacconate, il timido Eric ritrova la fiducia, il rapporto coi figli e, chiaramente, l’amore.

Milady

Sono cambiato? Dimmelo;
sei tu diversa? Parlami,
sei sempre stata piccola, piccola:

Io ti perdevo e mi sentivo vincente,
ma non c’è stato mai verso
di cambiarti con niente come te;
non ti ho venduto l’anima,
lasciami in pace, lasciami
come mi sento stupido, stupido:

Voglio una storia d’amore più vera,
una donna che mi parla
e che mi aspetta la sera vattene,
vattene

Sabato dal sapore retrò, come pure i leit motiv di oggi (Milady di Vecchioni), pochi ed affezionati amici! In quella che è la partita della mia vita, Modena-Triestina, non potevo che fare ritorno sui seggiolini gialli della Montagnani. Appena entrato, c’è già Sasà Bruno che spara addosso al portiere. Pochi minuti e mi rendo conto di quanto mi sono perso quest’anno: la squadra è “consapevole dei propri mezzi” – parole di G. prontamente sottolineate da C., miei compagni di tifo nel catino del Braglia – e sciorina buon calcio, la gente ci crede e spinge i canarini verso la vittoria. 2-0 per noi, 1 gol per tempo, entrambi marcati dall’Orso, punteggio “inglese” e prestazione altrettanto anglosassone, con sano furore agonistico e pregevoli spunti tecnici. Oh, gli alabardati ci hanno messo del loro, mosci e sottotono dall’inizio alla fine, ma cavolo che bel pomeriggio!
Ho cercato di non perdere neanche un coro, particolarmente quelli contro le istituzioni (sbirri, ministri e ministeri vari) né l’esibizione della ragazza radio-stalla dell’intervallo: ma c’entra che una arrivi davanti alla curva, si giri e si tiri su la sottana? Pecora-party?
Parallelamente, nel weekend è uscito il film tratto da Dorian Gray, il primo o secondo libro che ho letto – per intero – in vita mia, e che anelerei andare a vedere: amici di Oscar Wilde cercansi…
Notazione meteo per concludere, visto che il prossimo weekend è quello dell’Immacolata: mi sento di promettere, a dispetto dei 18 gradi di stamane, copiose nevicate in montagna su Alpi ed Appennini. Io ho altro da fare, ma una prima sciatina ci starebbe tutta!

Milady non lasciarmi mai,
senza di te cosa farei,
Milady cipria sotto gli occhi,
Milady persa negli specchi;
Milady non hai voce e canti,
in un teatro a fari spenti,
Milady bolla di sapone,
e ballerina di balcone:
Milady il cuore è un soldatino
che scrive lettere a nessuno

Milady non lasciarmi mai,
ti voglio sempre come sei,
Milady strada di Parigi,
Natale con i tre re magi;
Milady ho perso la tua spilla
Milady, Dio, come sei bella

Hay niebla

Scelti da chissa’ che mano – per esser buttati in mezzo alla nebbia
con chi alla nebbia s’e’ gia’ rassegnato – ed ha spalle curve e vestiti umidi
Corse finite al mattino – col cuore che batte in un mucchio di sabbia
su fette d’asfalto dal fondo ceduto – due lepri ogni tanto si fermano li’
si fermano a urlare: siamo qui – angeli della nebbia.
Gua-a-a-rdaci – buttaci solo un po’ – di colore
A-a-a-angelo – Ci puoi sentire o no? – Sei li’? Sei li’? Sei li’?

Chi meglio del Liga, figlio della Bassa Reggiana, può significarci di una giornata di nebbia che, ahimè, segue a molte altre di identico tenore? Angelo della nebbia è una canzone che stamattina ho ripescato nell’ipod, mentre me ne andavo a Modena in tribunale. La mia città era tutta avvolta da questa coltre caliginosa, tale che non si vedeva la punta della Ghirlandina – pur avvolta nella sgargiante tela di Palladino – così umida da bagnare i vetri della Stilo prima e del mio trequarti grigio dopo. Noi diciamo “snebia”, oppure “a scèzna”, quando la percentuale di umidità nell’aria è così alta che minuscole goccioline si staccano e cadono al suolo.
Ciò su cui riflettevo mentre tagliavo piazza Matteotti è questo: io mi sono rassegnato alla nebbia? Cioè, zero voli pindarici nel periodo in corso; che va bene per uno che esce da una lunga malattia e tenta di recuperare, in primis, una quotidianità fatta di lavoro-casa-famiglia. Ma va meno bene per chi ha una doppia anima: soddisfare solo il lato Capricorno alla lunga è frustrante per chi è, principalmente, Gemelli e quindi intuizione, aria fritta e, appunto, sogni.
Stretto fra il dover fare di più, in vista del tour de force pre-natalizio, ed il bisogno di evadere dalla tran-tran quotidiano, chiedo al mio migliore amico di bucare questa cappa irreale ed illuminarmi il cammino nei giorni a venire: basta malinconia!

Mi ricordo montagne verdi quella sera negli occhi tuoi,
quando hai detto: “Si è fatto tardi, ti accompagno se tu lo vuoi”.
nella nebbia le tue parole, la tua storia che è la mia storia,
poi nel buio senza parlare ho dormito con te sul cuore.
Io ti amo mio grande amore, io ti amo mio primo amore,
quante volte ho cercato il sole, quante volte ho cercato te

Il 10 conviene sempre

C’è un cuore che batte – nel cuore di Roma
Che vince, che perde – ed io ti amo ancora…

Intervento-flash dedicato a Francesco Totti, core de Roma per antonomasia, ieri al rientro – col botto – dopo un’operazione al menisco e 49 giorni di assenza.
Qualche numero per inquadrare il personaggio:
33 anni;
187 gol in serie A, dopo la fantastica tripletta di ieri pomeriggio, tutti con la maglia giallorosa;
8avo marcatore di tutti i tempi nella massima serie, a un solo centro da Signori – quello che mangiava un buondì motta in 3 bocconi – e a 4 da Kurt Hamrin;
56 rigori realizzati – record assoluto;
4 triplette in carriera, delle quali 3 quest’anno;
1 Mondiale, 1 scudetto, la Scarpa d’oro, qualche Coppa Italia e Supercoppa in bacheca…
A questo stuolo di cifre vanno aggiunte cose ancora più importanti, che mi fanno sentire Francè vicino, pur essendo ad anni luce da lui. E’ una persona semplice, anche troppo secondo i detrattori, cresciuto in una famiglia modesta ed ora padre “normale” (se Ilary Blasi vi sembra una moglie ordinaria), di 2 figli e magari di un terzo in arrivo, come suggerisce la ormai proverbiale esultanza col ciuccio in bocca.
Caduto molte volte, altrettante si è rialzato tornando ancora più forte, if possibile, a dispetto dell’età che avanza. E’ il punto di riferimento della squadra, cui la sua sola presenza infonde sicurezza, e dell’ambiente, oggi sconvolto dalla crisi societaria (Rosella Bla bla bla). Sempre disponibile ad aiutare chi soffre, dal libro di barzellette su di lui (milioni di copie, ricavato integralmente in beneficenza) agli ospedali pediatrici fino alla attuale campagna contro la droga. Simpatico anche quando fa soldi con la pubblicità Vodafone, cosa con la quale, riallacciandomi al titolo iniziale, chiudo il discorso. E che Delpiero e il suo uccellino continuino a fare tanta plin-plin!
P.S.: che io tenga la Roma già lo sapevate, no (come pure Antonello Venditti, autore della sound-track di questo post)?

Quanto sei bella Roma – quand’è er tramonto
Quando l’arancia rosseggia – su li sette colli…